“Dopo la bomba” è il momento dopo l’esplosione. Quando il fumo si dirada e restiamo lì, nudi e vivi, davanti a qualcosa che si è definitivamente manifestato: un amore, un dolore, una verità che non si può più ignorare. È uno spazio fragile e necessario, in cui raccontare ciò che resta, cambia o inizia.
Sette canzoni che bruciano e curano allo stesso tempo, nate tra macerie e rinascita, rabbia e tenerezza, buio e bagliore. Un racconto in cui anche i detriti hanno un suono e dalle crepe passano luce, aria, respiro.
Il linguaggio di Pollio è istintivo, emotivo, inquieto. Un cantautorato che parte dalla scrittura ma poi prende corpo, si sporca, diventa fisico.
La produzione è viva, diretta, contemporanea, ma sceglie un abito anni '70: privilegia la materia sonora, la dinamica, l’imperfezione vitale rispetto alla precisione sterile. I testi sono urgenti e personali: parlano di scosse interiori, di dubbi, di amori adulti e dei paradossi di quest’epoca. Pollio li canta con una voce ruvida e carnale, senza interpretare nulla, se non la propria urgenza di espressione.